Sul nostro blog si parla spesso di “moda-mare” e abbigliamento da spiaggia. Oggi sembra impossibile pensare di andare in spiaggia, con un costume che non sia un bikini, ma non è sempre stato così e c’è voluto più di un secolo per arrivare alla libertà che abbiamo oggi.
Le evoluzioni sono state tante, eliminando via via pezzi di stoffa, fino ad arrivare ai bikini a volte fin troppo ridotti che si vedono in spiaggia.

Nei primi anni del Novecento il costume da bagno femminile consisteva in un paio di enormi mutandoni, una gonna corta completa, e un corpetto. E non c’era caldo che tenesse!
Se vi sembra che questo abbigliamento sia eccessivo, pensate che era perfino considerato provocatorio a quei tempi.
L’attrice Annette Kellerman lasciò l’opinione pubblica a bocca aperta, indossando un costume da bagno attillato, tanto da essere anche arrestata!
In quegli anni non era strano entrare in acqua vestiti, con tanto di gonna e cappello. I costumi femminili, poi iniziarono a somigliare sempre di più a quelli maschili, sempre interi ma più aderenti, con gambe e braccia scoperte, che in questo modo potevano abbronzarsi.
In quegli anni si arrivava in spiaggia vestite e ci si cambiava in cabine di legno provviste di ruote, in modo che le donne potessero mettersi il costume e immergersi in acqua, lontane dagli sguardi indiscreti degli uomini.

Inoltre, nel primo decennio del Novecento, nel 1912 a Stoccolma, due nuotatrici furono finalmente ammesse alle olimpiadi. Furono le nuotatrici australiane Mina Wylie e Fanny Durack, che gareggiavano nei 100 metri stile libero delle Olimpiadi e vinsero rispettivamente la medaglia argento e oro indossando costumi coprenti e leggermente più attillati di quelli permessi in spiaggia.

I primi cambiamenti iniziarono a vedersi verso la fine del primo decennio del Novecento, quando il costume da donna in spiaggia era sempre composto da una tutina in pezzo unico, ma con le gambe scoperte. Cosa che fino a qualche anno prima sarebbe stata impensabile a meno di non voler essere arrestate.

Speriamo che questo articolo abbia soddisfatto la vostra curiosità!

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *