Continua il nostro viaggio nella storia dei costumi da bagno. Oggi parleremo di come ci si vestiva per andare in spiaggia negli anni Venti.

Guardando i costumi da bagno di quegli anni, la prima riflessione che si è portati a fare è che non siano molto confortevoli per l’abbronzatura. E infatti, fino agli anni Venti, l’abbronzatura veniva evitata dalle ragazze di ceto alto, per questo motivo i costumi da bagno assomigliavano più a vestiti che ai bikini che siamo abituati a vedere.
Le vacanze estive al mare divennero una consuetudine proprio durante gli anni Venti, quando alcuni luoghi iniziarono ad essere frequentati durante l’estate. Tra questi soprattutto Ischia, le isole Dalmate o quella di Lussino, così come anche le località vicino Roma che diventarono meta di vacanzieri, soprattutto quelle di Fregene, Ladispoli e Fiumicino.

Fu quindi in questi anni che la comodità e l’adattabilità dei costumi da bagno iniziarono a diventare via via elementi importanti per le donne. E, sempre in questo periodo, comparvero i primi costumi interi femminili: blu, rossi, neri o bianchi. Spesso accompagnati da cuffie da bagno in tinta.

I costumi da bagno degli anni Venti spesso venivano realizzati in jersey di lana, che una volta bagnata diventava molto pesante. Si tratta di costumi interi sfiancati, senza maniche ma comunque molto coprenti, che non dovevano mettere troppo in evidenza le forme.
Altri modelli invece avevano una sorta di corte gonnelline in taffetas, con cintura.
Sopra i costumi poi le donne usavano accappatoi ampi, in seta morbida e dai colori accesi.

In questi anni esisteva un’abitudine, da parte della polizia, chiamata per l’occasione “Fashion Police”. Gli agenti infatti piombavano in spiaggia e misuravano la lunghezza dei costumi da bagno. Quando questi erano troppo corti le donne venivano allontanate o fatte coprire.

E voi, cosa ne pensate?

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