Continua il viaggio nella storia dei costumi da bagno. Durante gli anni Trenta, le ragazze andavano in spiaggia indossando costumi interi molto coprenti, ma allo stesso tempo ricercati.
Rispetto al decennio precedente le gambe negli anni Trenta sono finalmente libere e i tessuti più elastici e aderenti, per permettere di muoversi liberamente, anche in acqua.
A differenza di quelli che abbiamo visto nelle settimane scorse, questi sono più simili alla nostra idea di costume anche se, chiaramente siamo ancora lontani rispetto allo stile dei moderni costumi interi.

I tessuti

I tessuti sono realizzati in maglia lunga, tricot e spesso abbinati a copricostumi leggeri e colorati, a vestaglia, con stampe a fiori, e cappellini per ripararsi dal sole, oppure fazzoletti che coprono la fronte e si annodano dietro la testa.
Alcuni privilegiano quello che veniva chiamato “pigiama balneare”, una tuta con larghi pantaloni morbidi e lunghi portati con bluse senza maniche e cinture a fascia allacciate in vita.
È in questi anni che i grandi sarti iniziano a dedicarsi anche a questo indumento, disegnando modelli di costumi di seta e tessuti sempre più pregiati.

I colori

I colori dei costumi, durante gli anni Trenta sono soprattutto scuri. Anche se sono diffusi anche quelli bianchi o blu. Spesso il costume viene coordinato con il pigiama da spiaggia o la borsa in spugna con i decori marinari.
E in questi anni che le spiagge italiane, soprattutto quelle della Riviera romagnola, diventano così popolari, Rimini, Riccione o Bellaria si affollano di signore in costume.

I modelli

Le scollature sulla schiena diventano sempre più profonde, e le linee più aderenti e slanciate, aderiscono alla silhouette. Già a partire dalla fine degli anni Trenta, parte superiore e inferiore del costume da bagno iniziano a staccarsi, e si diffonde la moda di pantaloncini corti legati in vita, separati dal corpetto.

E voi, cosa ne pensate di questi costumi?

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