Con la nostra storia del costume da bagno siamo arrivati agli anni Sessanta, periodo in cui la popolarità del bikini esplose con tutta la sua forza prorompente. Proprio come la bomba atomica a cui fa riferimento. I motivi furono tanti, e non esclusivamente estetici. Siamo nel decennio del ’68 e dei grandi cambiamenti sociali e dei mezzi di comunicazione.

Le dive del Cinema

Molto del merito della diffusione del bikini va alle grandi dive del cinema, come Brigitte Bardot e i suoi due pezzi sulle spiagge di Saint Tropez e Cannes. Senza dimenticare poi il film “E Dio Creò la Donna”, del 1957 che diede al nostro amato costume da bagno una grande visibilità.
Sempre durante gli anni Sessanta, anche la canzone Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini risveglierà la voglia di bikini nelle adolescenti americane, nonostante all’interno del video che accompagnava la canzone non se ne vedesse neanche uno. Il bikini infatti, nonostante il successo, era ancora considerato un capo di abbigliamento scandaloso.
Ma il vero momento di svolta lo si deve a Ursula Andress, che indosserà un sensualissimo bikini all’interno del celebre film di 007. Una delle prime Bond Girl a dettare legge nel mondo della moda.
Il bikini si preparava a diventare uno dei simboli della rivoluzione sessuale degli anni Settanta.

Negli Stati Uniti e in Europa

In questi anni infatti il bikini divenne un capo di moda molto ambito, soprattutto negli Stati Uniti. Più a rilento invece in alcuni paesi europei, come Spagna, Grecia e Portogallo, più chiusi sia dal punto di vista politico che religioso. In questi paesi infatti ancora, durante gli anni Sessanta, le donne indossavano costumi interi, con gonne corte che coprivano le gambe e scollature poco profonde. Soprattutto nelle cattoliche Grecia e Spagna il bikini fu accettato molto lentamente anche nel decennio successivo.
Altrove invece, si rimpicciolì sempre di più, scoprendo maggiormente anche la pancia e l’ombelico, fino a quel punto invisibile. Brigitte Bardot, ad esempio, era solita indossare costumi con slip a vita media e sgambati, con la parte superiore a fascia.

I tessuti e le fantasie

In questi anni iniziarono a cambiare anche i tessuti. Infatti, venne introdotta pian piano anche la lycra, davvero innovativa. Si trattava di un tessuto completamente differente rispetto a quelli in voga fino a questo momento, più elasticizzata, e con una maggiore vestibilità e praticità.
Tra le fantasie più apprezzate invece ci sono quelle proposte dalle dive, come quelle a righe o a pois.

E a voi, piacevano i costumi da bagno degli anni Sessanta?

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